CAUSA LAVORATORE ASA CONTRO TIM

La settimana scorsa presso il Tribunale di Napoli, è stato rigettato dal Giudice del Lavoro il ricorso presentato da un dipendente Tim operante nel reparto di ASA, contro la timbratura in postazione "prevista dagli accordi del 27 marzo 2013".

Come abbiamo avuto modo di spiegare più volte durante le assemblee regionali, gli accordi del 27 marzo 2013 erano finalizzati a risolvere una criticità occupazionale ben definita (societarizzazione del Caring) e si sono limitati esclusivamente al tempo di durata dell'accordo (2 anni), che si è concluso nell'oramai lontano 2015.

Tutto quello che è stato applicato successivamente a tale data (franchigie OA, timbrature in postazione) non fa parte degli accordi del 27 marzo 2013, ma è frutto di disposizioni unilaterali aziendali.

La sentenza allegata sottolinea evidentemente questo punto, affermando che "… l'applicazione del sistema di rilevazioni degli accessi alle sedi aziendali e attestazione giornaliera delle presenze per il personale che, come il Franceschini, è impiegato nel settore Assurance Service Area, è stata prevista dal regolamento aziendale e non dall'Accordo 27 marzo 2013".

Chi continua reiteratamente a dire e scrivere che le attuali disposizioni unilaterali sono frutto dei lontani accordi sottoscritti da "cgilciseleuil", i cosiddetti "semprefirmatari": o non sa di cosa sta parlando, o mistifica la realtà delle cose per propri fini propagandistici o, in assenza di queste "inesattezze" , non avrebbe altro da dire e scrivere…

Rileviamo inoltre con rammarico, che per l'ennesima volta è stato il lavoratore a doversi esporre personalmente ed individualmente e non la sua sigla sindacale. Meccanismo questo che permette "inoltre" di appropriarsi indebitamente dei successi conseguiti dai singoli, diffondendoli tra i colleghi come successi del "sindacato" e di sottacere per le sentenze avverse, che non sono poche...

Il Sindacato non dovrebbe portare i propri iscritti ad esporsi individualmente, bensì dovrebbe farsi carico dei problemi dei lavoratori ed esporsi in prima persona con l'azienda, rappresentandoli.

La sentenza in questione introduce un'altra importante interpretazione "Ebbene, quanto al percorso da effettuarsi nei locali aziendali per raggiungere la postazione lavorativa, va ribadito e precisato che l'ingresso in azienda non dà luogo di per sé all'inizio dell'orario di lavoro se non risulta che già da tale momento vi sia messa a disposizione, direzione e controllo da parte del datore di lavoro."

Su questo e su altri delicati argomenti, sui quali la Giurisprudenza sta prendendo un orientamento ben definito, crediamo si debba concentrare il percorso relazionale del Sindacato in modo condiviso, con un percorso di relazione e confronto basato sul dialogo finché ciò sia possibile, da consegnare alle aule di tribunale come ultima opzione. Un percorso che, come gli importanti accordi sottoscritti tra il Sindacato Confederale e Tim nel corso del 2019, portino risultati, libertà e anche qualche soldo nelle tasche di tutti i lavoratori, anche di coloro che "protestano" attraverso i Sindacati Autonomi.

Fistel-Cisl Friuli Venezia Giulia