roberta lombardi - m5s

UNA GOLDEN POWER PER IL PAESE O PER BERLUSCONI?

Il Governo sembra essersi svegliato dal lungo letargo.

Finalmente ha dato la notizia dell’avvio del procedimento per l’esercizio dei poteri speciali, c.d. “golden power”, per verificare il rispetto degli obblighi di notifica da parte di Vivendi che, solo a seguito delle indagini della Consob, ha comunicato - nemmeno al Governo ma al suo Cda - l’esercizio della “direzione e del coordinamento” di Tim-Telecom Italia, il nostro più importante operatore di telecomunicazione nazionale.

Ormai è acclarato che senza un preavviso alle autorità italiane (questo fa capire quanto autorevole sia il nostro Governo agli occhi dei nostri partner d’Oltralpe) i francesi hanno promosso una modifica sostanziale nei rapporti di governance tale da poter determinare le nuove linee di politica aziendale.

Adesso il Governo dovrà capire (speriamo!) da quando effettivamente Vivendi esercita indisturbato questo pieno potere di “direzione e coordinamento” - che non lo qualifica più come un semplice azionista, per quanto rilevante ed influente, ma come l’effettivo proprietario dell’Incumbent nazionale - e se le sue nuove politiche aziendali possano pregiudicare gli interessi dell'azienda e pertanto dell’intero Paese, essendo l’infrastruttura di telecomunicazione un asset strategico per la sicurezza nazionale e la competitività internazionale.

Intanto, Vivendi il primo pregiudizio agli interessi aziendali l’ha già arrecato trasferendo all’estero la sede legale, e dunque il centro decisionale di Tim, per non sottostare all’obbligo di “consolidamento” del debito di Telecom Italia non previsto dalla disciplina francese. Come si dice: “cornuti e mazziati”.

L’altro enorme pregiudizio potrebbe arrecarlo nel vendere la nostra infrastruttura di rete, i progetti per il suo spin-off sembrano purtroppo andare in quella direzione.

Come ho più volte ricordato, Telecom Italia è proprietaria di Sparkle, la società che detiene i cavidotti sottomarini in fibra ottica (500 mila km di rete) e collega l’Europa al resto del mondo, su cui da anni è puntata l’attenzione del Governo francese per l’importanza militare che riveste.

Adesso finalmente il Governo sembra essersi svegliato. Ma siamo proprio così sicuri che si sia attivato per tutelare gli interessi di Telecom Italia e indirettamente del Paese e non quelli di Mediaset? 

Il sospetto è forte se consideriamo che Vivendi da oltre un anno, come da noi denunciato, fa il bello e il cattivo tempo in Telecom Italia. Inoltre il Governo, fino a pochi giorni fa, dava per scontata la fine della nostra storica azienda di telecomunicazione, in quanto non avrebbe retto la competizione con Open Fiber (la società della fibra dei due colossi pubblici Enel e Cdp).

Incuranti della sorte degli oltre 100 mila dipendenti tra diretti e indiretti, ben due ministri e un vice ministro non hanno esitato a minacciare Telecom Italia di gravi ritorsioni se si fosse permessa a riqualificare la sua rete laddove Open Fiber aveva ottenuto finanziamenti pubblici per costruirne una ex novo.

Da non credere.

Allora si tratta di una ritorsione contro il Governo francese per lo sgarro subito con la nazionalizzazione dei cantieri navali di Saint Nazaire?

Probabile, ma più come pretesto che per reale convinzione.

La verità, ciò che veramente spaventa il Governo, è Vivendi ha in programma la creazione di un nuovo polo mediatico in Italia, con la nascita di una media company tra Tim e Canal Plus (la pay-tv di Bollorè).

In questa joint Telecom Italia deterrebbe l’80%, che tradotto significa investimenti per centinaia di milioni di euro nella produzione di nuovi contenuti da rivendere in esclusiva nei canali digitali di Tim tutti a carico del nostro Incumbent nazionale.

Insomma Bollorè ha avuto la bella idea di usare i soldi di Telecom Italia per realizzare il suo ambizioso progetto di una "Netflix Latina" e nelle sue intenzioni dovrebbe farne parte anche Mediaset, il che spiegherebbe perchè ha provato a scalare l'azienda con forte disappunto del Caimano.

La vicenda è nota: nell’Aprile dello scorso anno Bollorè finse di acquistare il bidone Premium dopodiché, ritirandosi a sorpresa dall’affare, fece precipitare il titolo Mediaset per poi cominciare ad acquistarlo sotto banco.

Berlusconi reagirà con una richiesta di risarcimento danni di 2 miliardi di euro per inadempienza contrattuale e con un esposto alla Procura per “manipolazione del mercato”, oltre a chiedere naturalmente la protezione del Governo che non tarderà ad arrivare.

Il ministro Calenda provò infatti ad inserire, in occasione di vari Consigli dei Ministri, delle norme ad aziendam per contrastare la scalata di Vivendi in Mediaset.

Non essendogli riuscita quest’operazione, per la resistenza di una parte della sinistra, si appresterebbe ora ad attivare i poteri della "golden power".

Di certo non per salvare la nostra infrastruttura di tlc - cui avrebbe già dovuto provvedere da tempo con l’ingresso dello Stato nell’azionariato di Tim - ma per fare gli interessi del noto politico italiano pluricondannato.

Facendo così, Calenda riesce - per così dire - a prendere con una fava ben due piccioni: da una parte mostra agli italiani i muscoli contro i nostri partner d’Oltralpe e dall’altra si assicura una sicura rielezione.

Riuscite a immaginare chi sarà il candidato leader del centro destra alle prossime elezioni politiche? Si accettano scommesse!