*** Info by CUB

USO SOCIAL MEDIA: TIM ILLEGALE, LA CUB E I SUOI AVVOCATI HANNO SCRITTO ALL'AZIENDA A DIFESA DELLA LIBERA ESPRESSIONE DEI LAVORATORI E DELLE PROTESTE

La CUB assieme ai suoi legali ha scritto la lettera di diffida allegata a TIM, nella quale si contestano
i contenuti del Regolamento sull'uso dei Social Media in buona parte lesivi delle libertà d'espressione e critica, nonchè della privacy.

Ricordiamo che il regolamento è stato partorito da TIM in data 15 novembre, cioè il giorno seguente il culmine di un periodo di proteste spontanee e improvvise, d'azione diretta e d'immagine, attuate dai lavoratori (tecnici in primis) anche utilizzando gli scioperi indetti dalla CUB.
Quindi chiaramente votato a cercare di contrastare le lotte - fuori dai canoni classici sindacali - attuate dal
movimento dei lavoratori, intimorendoli con la minaccia di ritorsioni disciplinari..... a dimostrazione che le
azioni dei lavoratori stavano colpendo l'azienda.
La CUB si è rivolta ai suoi legali ed ha fatto questa lettera a tutela di tutti noi lavoratori, chiedendo il ritiro o la modifica del Regolamento, PER IL DIRITTO ALLA LIBERA ESPRESSIONE, ALLA CRITICA, ALLA PROTESTA !

CONTINUIAMO LIBERAMENTE LE PROTESTE DI FATTO E D'IMMAGINE !

DIFENDIAMO I NOSTRI DIRITTI TUTTI I GIORNI

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Firenze, 5 dicembre 2016


Spett.le

TELECOM ITALIA S.P.A

Risorse Umane – Relazioni Industriali

Comunicazione via fax al n. 06-36883293


Utilizzo responsabile dei social media da parte del personale TIM

Codice documento 2016-193 del 15.11.2016

Scrivo la presente in nome e per conto della FLMU – CUB la quale la sottoscrive in persona del Coordinatore del settore Telecomunicazioni protempore Simone Vivoli in totale adesione ai suoi contenuti.

In data 15.11.2016 Codesta Direzione ha emanato un regolamento rivolto a tutti i lavoratori del gruppo Telecom, denominato “Utilizzo responsabile dei social media da parte del personale TIM”, attraverso la sua pubblicazione sulla rete intranet aziendale.

Il suddetto documento si pone in contrasto con alcuni principi generali dell’ordinamento e con alcune specifiche normative di settore.

A riguardo rappresento quanto segue:

  1. La libertà di espressione ed il diritto di critica sono garantiti dall’art. 21 della Costituzione. Essi devono essere esercitati nelle forme e modi consentiti dall’ordinamento e nei limiti previsti dalle norme, ma non possono essere compressi né nei luoghi di lavoro né in virtù della sussistenza di un rapporto lavorativo, neppure in nome della fedeltà all’azienda. Vale a tal fine il noto principio giurisprudenziale della continenza.

  1. L’azienda non è titolata ad impartire disposizione comportamentali che abbiano per oggetto la lesione della “sfera personale” e delle “libertà individuali altrui”. Tali condotte, ove rilevanti sotto un profilo penale o civile, saranno valutate dalle Autorità competenti e da chi ha subito una lesione della propria sfera giuridica soggettiva. L’azienda verificherà di volta in vola la rilevanza di tali lesioni sotto il profilo del sinallagma lavorativo, ma non può impartire sul punto indicazioni comportamentali di carattere generale.

  1. L’obbligo di indicare in ogni conversazione che la propria è una opinione personale e non è una opinione aziendale costituisce un’illegittima e superflua richiesta giacché è pacifico che ognuno agisce solo in rappresentanza di se stesso e vale in diritto la regola contraria che se si agisce in rappresentanza di qualcun altro occorre specificarlo. La previsione pone pertanto a carico del dipendente un onere di specificazione non richiesto dall’ordinamento.

  1. La pretesa di astenersi dall’esprimere commenti su vertenze legali o reclami di specifici di clienti, soprattutto se di dominio pubblico, o semplici valutazioni sull’azienda è lesiva del diritto di opinione di cui alla precedente lettera a).

  1. Fuori dall’orario di lavoro il legame tra un dipendente e l’azienda si affievolisce ed il lavoratore è titolare solo di obblighi generali di correttezza e buona fede o del rispetto di norme di carattere generale previste dall’ordinamento o facenti capo ad interessi di natura pubblicistica o di terzi soggetti istituzionali. Pertanto la pedissequa indicazioni di norme ed obblighi eterodirezionali appare come invasiva della nozione di tempo di lavoro fatta propria dal diritto italiano e dalla normativa europea.

  1. Gli articoli 2, 3, 4 e 8 dello Statuto dei lavoratori pongono limiti stringenti al potere di sorveglianza del datore di lavoro. Da questo punto di vista il regolamento in oggetto appare lesivo della sfera personale, degli orientamenti politici, sindacali, religiosi, sessuali, e per la sua invasività si configura come lesivo dell’art. 8 S.L. nell’accezione fatta propria dalla giurisprudenza e della normativa in materia di privacy.

Si chiede pertanto il ritiro del suddetto documento e/o la modifica dello stesso che lo renda conforme ai principi dell’ordinamento.

La FLMUniti-CUB si riserva di agire dinanzi le Autorità competenti per la tutela dei diritti dei lavoratori.

Distinti saluti

FLMUniti-CUB Avv. Andrea Conte

Settore Telecomunicazioni

(Simone Vivoli)